L’importanza sottovalutata di P.J. Tucker

Con il 4-1 inflitto agli Utah Jazz, gli Houston Rockets si sono guadagnati l’accesso alle semifinali della Western Conference e la probabile rivincita contro i Golden State Warriors. Un accoppiamento che visto da fuori sembrerebbe più un onore che un onore – tre titoli negli ultimi quattro anni e i pronostici che indicano ancora i padroni della Baia come i favoriti – è in realtà atteso e desiderato da tutta l’organizzazione texana.

I Warriors devono ancora liberarsi della pratica Clippers, rivelatasi più complicata del previsto, ma il desiderio di Houston di riaffrontare i campioni in carica li ha già portati ad Oakland per prepararsi al meglio in vista di un’eventuale gara-1 domenica. I Rockets desiderano consumare la vendetta per la disastrosa gara-7 dello scorso anno e arrivano al momento decisivo della stagione nella forma migliore possibile. La serie contro i Jazz ha evidenziato qualche possibile crepa nell’impianto offensivo guidato da James Harden, ma è difensivamente che i Rockets hanno fatto un salto in avanti rispetto all’inizio di stagione. Dopo l’All-Star Game del 18 febbraio scorso, solo i appena battuti Jazz hanno fatto registrare numeri migliori di quelli dei Rockets. I 105.3 punti concessi ogni cento possessi negli ultimi due mesi di regular season sono frutto del lavoro del coordinatore difensivo di Mike D’Antoni, quel Jeff Bzdelik richiamato dalla pensione per aggiustare un sistema ideato da lui stesso nel 2018 e che urgeva un rinnovamento dopo aver perso degli ingranaggi fondamentali in estate. Per un Trevor Ariza andato a prima Phoenix e poi a Washington, un Daniel House Jr. è stato pescato dalla G League. Chi è rimasto e ha mantenuto un importanza fondamentale nel sistema dei Rockets, su entrambi i lati del campo, è P.J. Tucker.

Diventato free agent nell’estate del 2017, Tucker è stato subito precettato dal gm dei Rockets Morey, che gli ha fatto firmare un quadriennale da 32 milioni di dollari, non completamente garantito per la stagione 2020/2021. Tucker è il sesto giocatore più pagato a roster (dietro Harden, Paul, Capela, Gordon e Shumpert) ma è forse uno dei migliori contratti della lega nel rapporto qualità prezzo. Se Morey avesse buttato giù uno schizzo del 3&D ideale da affiancare ai suoi Big Three, Tucker si avvicina ad essere quel prototipo di giocatore. La quantità di piccole cose che fa sul campo e che non entrano nei tabellini è impressionante.

Tucker è il miglior difensore perimetrale della squadra e viene utilizzato quasi sistematicamente sulla migliore ala avversaria. Scorrendo la lista dei matchups difensivi in cui è stato coinvolto in regular season, nelle prime posizioni si trovano i nomi di Kawhi Leonard, LeBron James, Giannis Antetokounmpo e Blake Griffin. Quando accoppiati con Tucker tutti hanno reso al di sotto del loro rendimento medio. Si va dai -5.8 di James ai -18.8 di Antetokounmpo. L’accoppiamento contro i migliori giocatori avversari viene pagato in termini di numeri assoluti. Tra i giocatori dei Rockets che hanno giocato almeno 500 minuti in stagione è solo il nono per defensive rating (108.8) e la squadra fa registrare un differenziale più positivo nei minuti in cui è rimasto seduto in panchina (+6.2) rispetto a quelli in cui era in campo (+4.5).

Tucker rientra nella top 5 di tutte le giocate classificate come “Hustle” nel roster dei Rockets: quarto per screen assist a partita (1.1), terzo per deflections (2.4), primo per palle recuperate in difesa (0.9), terzo per palle recuperate in totale (1.3), secondo per sfondamenti subiti (0.29), primo per triple contestate (3.7), secondo per tiri contestati (8.1). Un coltellino svizzero in difesa che D’Antoni e Bzdelik hanno utilizzato in tutte le sue forme per distruggere il sistema offensivo dei Jazz in questo primo turno di playoff.

Con tre compagni già collassati in area Tucker rimane appostato per difendere su eventuali scarichi in punta. Vedendo Ingles che si sta allargando per ricevere lo scarico legge la situazione e lo aggredisce dal lato cieco portandogli via il pallone
Battuto da Mitchell sfrutta l’aiuto di Capela per “cambiare” l’uomo su cui stoppare. Da sottolineare il tempismo con cui anticipa il salto di Favors e trova il pallone in modo pulito
La lettura della rimessa disegnata da coach Snyder è ottima ma l’esecuzione è deficitaria. Nessun problema: recupero in extremis  due punti comodi cancellati a Mitchell

Tucker è importantissimo anche per la sua capacità di switchare sui lunghi avversari. Spesso è costretto ad accettare il cambio con l’uomo marcato da Capela o Nené, a cui concede parecchi centimetri o chili. Per rimediare al gap fisico Tucker lotta per una posizione che impedisca la ricezione all’avversario e, nel caso in cui la palla arrivi lo stesso, è bravo a sfruttare le mani veloci che si dispone per causare palle perse. I 110 chili di cui dispone sono poi utilizzati in maniera ottimale per tagliare fuori a rimbalzo.

Un concentrato della mobilità di piedi e tempismo (parte 1)
Un concentrato della mobilità di piedi e tempismo (parte 2)

In vista della serie contro gli Warriors l’importanza di Tucker nel sistema difensivo dei Rockets acquista ancora più importanza. Per quanto visto in stagione regolare sembra evidente che Tucker sia il marcatore designato per Kevin Durant. Il #17 avrà il compito di sostituire nel compito Trevor Ariza, la cui efficienza nel limitare uno realizzatori più letali della intera NBA aveva garantito una chance ai Rockets la scorsa stagione.

Nelle tre partite di regular season Tucker ha marcato Durant per 37 possessi di media.  Nelle situazioni in cui si è trovato accoppiato con Durant, Tucker è riuscito a limitare KD a 11.3 punti di media, facendolo tirare leggermente peggio sia dal campo (48% vs 52.1%) e da 3 punti (33% vs 35%). Non è detto che nei playoff riesca a mantenere la stessa efficienza difensiva, visto che al #35 dei Warriors Tucker concede diversi centimetri sia di altezza che di lunghezza per le braccia. In tal senso potrebbe essere interessante l’indicazione arrivata dall’ultima partita giocata contro gli Warriors, in cui D’Antoni ha dirottato Tucker sulle tracce di Green e Iguodala accoppiando a Durant il nuovo arrivato Faried.

Sull’altro lato del campo, invece, il ruolo di Tucker è ben definito. Il sistema dei Rockets è disegnato per consentire ad Harden di fare il bello e il cattivo tempo. L’importanza dei gregari è saper punire le difese che collassano verso il centro sulle penetrazioni di Harden. Tucker in questo è un maestro. Nella serie contro i Jazz il 78% dei tiri tentati da Tucker sono triple prese in situazione di catch and shoot. Il #17 dei Rockets ha convertito in punti il 43.8% dei 6.4 tentativi a partita ed è il secondo miglior tiratore della squadra in queste situazioni. Tra coloro che hanno sparato almeno quattro triple a partita su uno scarico hanno fatto meglio solo specialisti come Gordon (48%), Curry (47%), Forbes (46.2%), Redick e Grant (45%).

shotchart
La shotchart della gara-5 di P.J. Tucker è esplicativa del ruolo riservatogli nel sistema offensivo da D’Antoni

Il miglioramento di Tucker (dal 36% pre-All-Star Game al 42% post All-Star Game) ha contribuito a rendere Houston nuovamente una macchina semi indistruttibile nella seconda metà di stagione, in cui i Rockets hanno rullato gli avversari grazie al secondo miglior attacco della lega (116 punti ogni 100 possessi, meglio di loro solo i Blazers).

James Harden e Chris Paul sono le stelle della squadra e gli uomini che finiscono spesso in copertina. Di Clint Capela si evidenziano l’atletismo e la facilità con cui si ciba dei lob dei due citati in precedenza. A Eric Gordon si attribuiscono i meriti per la continuità con cui mette il tiro pesante e fornisce supporto come realizzatore secondario. L’importanza di P.J. Tucker, invece, è diversa e passa spesso sottotraccia. Immeritatamente.

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