Pillola rossa: Nikola Vucevic e D’Angelo Russell, pagare o non pagare?

La trade deadline prevista il 7 febbraio si avvicina inesorabilmente. La chiusura degli scambi è il limite temporale imposto alle squadre che puntano a contare qualcosa ai playoff e che non si sentono perfette per rinforzarsi tramite trade. Non tutti i GM, però, sono alla ricerca della pepita nascosta. Qualcuno preferisce liberarsi di quelle che sono vere e proprie bombe ad orologeria il cui timer arriverà a 00:00 a luglio. Sto parlando di giocatori il cui contratto scadrà in estate, che stanno disputando un’ottima stagione e il cui valore economico è difficile da quantificare. Nikola Vucevic e D’Angelo Russell sono al momento i migliori giocatori delle loro squadre, eppure sono al centro di ragionamenti su cosa fare in vista dell’estate. Pagare o non pagare? È questo il dilemma.

Nikola Vucevic

Il centro degli Orlando Magic sta giocando a livelli da All-Star. Considerando che in Florida hanno speso la sesta scelta assoluta per assicurarsi Mo Bamba in estate questo Vucevic non era previsto nemmeno dagli stessi Magic. Le sue medie stagionali: 20.1 punti, 52.5% dal campo con quasi 16 tentativi a partita, 38.1% dalla linea da 3 punti con 3 tentativi a partita, 12 rimbalzi, 3.7 assist, 1 rubata e 1.1 stoppate a partita. Tutti questi numeri sono i massimi mai fatti registrare prima dal montenegrino, sbarcato in America nel 2011 con la sedicesima scelta assoluta.

Tra i giocatori di rotazione degli Orlando Magic solamente due hanno un net rating positivo, ovvero la differenza tra punti prodotti e punti concessi dalla sua squadra ogni 100 possessi mentre un giocatore è in campo. Vucevic fa registrare un +0.8 figlio della sua produzione offensiva, nettamente superiore a quella del resto della squadra e che è una vera e propria ancora di salvezza per i Magic. Basti pensare che nei 766 minuti passati da Vucevic in panchina la squadra allenata da coach Clifford ha concesso oltre 105.9 punti ogni 100 possessi, realizzandone solo 94.6. Un net rating negativo di 11.3 punti che è sintomatico di quanto sia essenziale il lungo per sopravvivere in campo.

I Magic hanno un record di 17-24 e si trovano attualmente all’undicesimo posto nella Eastern Conference, dopo una buona partenza che li aveva fatti galleggiare anche nella zona playoff. Una stagione che sta andando come previsto, tranne che per Vucevic. Che fare del contratto in scadenza? Le correnti di pensiero sono due.

La prima prevede di monetizzare il momento d’oro di Vucevic, scambiandolo ad una squadra che creda in lui o cerchi di salire di un gradino nelle gerarchie della lega. Orlando è una squadra in piena ricostruzione, che ha in Bamba e in Isaac due giovani prospetti pronti a riempire il frontcourt oltre ad un Aaron Gordon che dopo il quadriennale firmato in estate vuole essere il volto della franchigia. Cosa potrebbe volere una squadra come Orlando allora? Una prima scelta futura, anche non necessariamente al prossimo draft visto che la tabella di marcia parrebbe essere lunga. Oppure un giovane giocatore attorno a cui costruire il backcourt, attualmente davvero povero di talento e futuribilità. Quante e quali squadre sarebbero però disposte ad investire un asset di questo valore per un giocatore che sarà unrestricted free agent tra sei mesi, e quindi libero da vincoli contrattuali? Appare complicato trovarne una.

La difficoltà nell’individuare sul mercato una franchigia che risponda a questo profilo porta alla seconda linea di pensiero. Rinnovare il contratto di quello che nell’attuale Est sta giocando da All-Star, facendo da chioccia per lo sviluppo di quei giovani il cui percorso evolutivo appare ancora agli albori. Che tipo di accordo si potrebbe stipulare con un lungo alla prima vera stagione convincente, che potrebbe sedersi una volta ottenuto un ricco contratto? E quanto potrebbe valere sul mercato dei free agent uno come Vucevic? Prendiamo alcuni esempi recenti: Capela ha firmato un quinquennale da 90 milioni complessivi, Turner un quadriennale da 72, Nurkic un quadriennale non completamente garantito da 48. Tutti e tre sono giocatori più giovani di Vucevic, i primi due con margini di sviluppo decisamente superiori a quelli del montenegrino. La situazione più comparabile appare quella di Nurkic. Anche lui ha alle spalle un giovane interessante in cui i Portland Trail Blazers credono molto (Collins), sebbene più pronto di Bamba e Isaac.

La strategia dei Magic potrebbe essere simile a quella immaginata dalla franchigia dell’Oregon: attendere l’estate, scommettere sul fatto che attorno a Vucevic non si scateni una battaglia a suon di rilanci per ottenere i suoi servigi e firmare un contratto a cifre contenute di durata medio-lunga. Questo garantirebbe alla franchigia della Florida il tempo necessario per sviluppare i prospetti e un contratto scambiabile con relativa facilità in futuro. L’ipotesi: un triennale da 50 milioni complessivi o un quadriennale intorno ai 65, ma con l’ultimo anno solo parzialmente garantito.

D’Angelo Russell

Selezionato come seconda scelta assoluta nel 2015 dai Los Angeles Lakers, la carriera di Russell è stata molto lontana da quella che tradizionalmente fanno i giocatori selezionati così in alto. Scambiato ai Nets nell’estate del 2017 come incentivo per accogliere il contratto di Mozgov, Russell sta finalmente sviluppando quelle caratteristiche da scorer che lo avevano fatto selezionare dai Lakers. D’Angelo è una point guard sovradimensionata e con l’attitudine da realizzatore, molto più abituata a crearsi il tiro da solo piuttosto che a giocare off the ball. Per fare un esempio: oltre il 60% dei suoi tentativi arrivano dopo 3 o più palleggi, con una percentuale di realizzazione decisamente migliore rispetto a quando le sue conclusioni arrivano dopo meno di due palleggi.

Nonostante i miglioramenti evidenti dal punto di vista dello scoring (18+ punti di media, cinque partite con 30+ punti), del coinvolgimento dei compagni (6.3 assist di media) e della selezione del tiro (più di 6 triple tentate a partita, 35% di realizzazione), la scarsa capacità di giocare lontano dalla palla di Russell in coabitazione con un’altra guardia dominante sul pallone è un punto interrogativo bello grosso che lascia irrisolti alcuni dubbi, soprattutto per quanto riguarda il suo futuro a Brooklyn. I Nets hanno infatti firmato un nuovo contratto con Spencer Dinwiddie, point guard recuperata dal sottobosco della G League l’anno scorso e vera e propria sorpresa. Il biennale con opzione sul terzo anno a favore del giocatore da 34 milioni complessivi fa ipotizzare che almeno la prossima stagione i due dovranno condividere nuovamente il parquet in caso di permanenza di Russell.

I numeri, in tal senso, non sono incoraggianti: tra le coppie di giocatori dei Nets che hanno giocato almeno 200 minuti in questa stagione quella formata da Dinwiddie e Russell è la seconda peggiore per punti realizzati ogni 100 possessi e la quinta peggiore per net rating. C’è di più. Tra le peggiori sei coppie dei Nets per net rating quattro vedono coinvolto Russell, una statistica normale, vista la quantità di minuti che passa in campo e visto che i Nets sono una squadra sostanzialmente perdente. Quello che mette apprensione, però, è che tre di queste quattro vedano coinvolto un giocatore in grado di fare di fare da portatore di palla: Caris LeVert, Rondae Hollis-Jefferson e Spencer Dinwiddie. Ribaltando la classifica si ribalta anche la percezione che si ha di Russell: due delle prime tre, tre delle prime cinque e quattro delle prime dieci migliori coppie dei Nets per net rating vedono comparire il nome di Russell. Tutte queste coppie sono formate con un giocatore capace di giocare lontano dalla palla, in un modo o nell’altro, come Kurucs, Davis, Carroll e Harris.

Numeri che aprono a diverse riflessioni. Appare evidente che Russell si trovi molto più a suo agio quando ha il pieno controllo delle operazioni e il pallone in mano. I Brooklyn Nets hanno a roster due giocatori che danno il meglio di sé con la palla in mano come Dinwiddie e LeVert e hanno a disposizione spazio salariale per andare a caccia di almeno un grande nome sul mercato dei free agent dalla prossima estate. Se arrivasse un giocatore dominante sulla palla come riuscirebbe ad adattarsi Russell? Sarebbe in grado di sviluppare il suo gioco lontano dal pallone in modo tale che valga ancora il contratto che andrà a firmare questa estate?

Russell sarà restricted free agent al termine della stagione, il che significa che i Nets avranno la possibilità di pareggiare qualsiasi offerta verrà recapitata a D’Angelo per tenersi i suoi servigi. La stessa organizzazione ha preferito non arrivare ad un prolungamento del contratto entro i termini, scommettendo sul fatto che nessuno arrivi ad offrire un contratto molto oneroso alla point guard. Di recente il 22enne si è espresso su Twitter in maniera ambigua, che in tanti hanno interpretato come una voglia di proseguire a Brooklyn per i prossimi 3 anni.

Quanto potrebbe andare a guadagnare il prodotto di Ohio State? Teoricamente potrebbe ottenere un rinnovo quinquennale da 158 milioni di dollari con i Nets, il massimo salariale, lo stesso ottenuto a Phoenix dal suo amico Devin Booker. Molto più calzante il paragone che può essere fatto con il contratto ottenuto da Zach LaVine in estate, un quadriennale da 20 milioni all’anno ottenuto dai Bulls che hanno deciso di pareggiare l’offerta dei Sacramento Kings. Aver deciso di non rinnovare il contratto prima di arrivare in free agency espone ai Nets a mosse del genere da parte di franchigie con spazio salariale: se arrivasse un’offerta superiore ai 20 milioni all’anno quanto dovrebbero pensarci i Nets prima di pareggiare l’offerta? Per quanto non meritevole di un max contract, il profilo di D’Angelo rimane intrigante per squadre con il deserto totale nel loro backcourt (Orlando), alla ricerca di una point guard di buon come ultimo tassello per far finalmente partire l’assalto ai playoff (Phoenix) o bisognosi di una seconda stella per sognare in grande (Indiana).

A mio parere perdere a zero Russell sarebbe uno dei primi passi falsi del general manager Sean Marks, in grado di ridare credibilità ad una franchigia uscita distrutta dalla trade con i Celtics del 2013 in pochissimo tempo. Confidando che la stagione di Russell prosegua a questi livelli fino a fine anno, la mia ipotesi sul suo futuro è la seguente: un triennale con opzione per un quarto anno a favore del giocatore, per un totale di circa 90 milioni.

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