Pillola rossa: Vincitori e sconfitti dell’NBA Christmas Day

Vincitore: Ivica Zubac

Ivica chi? Esatto, questo potrebbe essere stato il pensiero degli spettatori meno fanatici una volta seduti davanti al televisore con panettone e spumante ad attentare la vivacità della palpebra. Il croato, alla terza stagione in NBA, sta trovando in maniera inaspettata spazio grazie all’influenza di Javale McGee, centro titolare dei Los Angeles Lakers. Nella tana dei Warriors il 21enne ha messo a segno 18 punti, raccogliendo anche 11 rimbalzi e imponendo la sua fisicità in più di un’occasione, sotto entrambi i tabelloni.

Un paio di numerini da nerd: 37.9 di net rating nei suoi 30 minuti in campo (con soli 81 punti concessi su 100 possessi), un plus/minus di +25 e un’attenzione spasmodica nell’eseguire il piano partita ideato da quello che è il nostro secondo vincitore di giornata…

Ma prima gustatevi gli highlights di uno dei giocatori più caldi del momento

Vincitore: Luke Walton

Definito più volte come inadeguato e raccontato come semplice burattino di LeBron James (come accade a qualsiasi allenatore che ha l’onere e l’onore di allenare il #23), Luke Walton si è preso la sua rivincita preparando la partita perfetta nella sua ex casa. Raddoppio aggressivo sistematico su Curry appena sorpassata la linea di metà campo; battezzati per scelta Draymond Green, Andre Iguodala e tutte le carneadi che escono dalla panchina dei campioni in carica; nessuna paura di correre più dei Warriors e ricerca scientifica del mismatch nella metà campo offensivo.

Nemmeno l’uscita anzitempo di Lebron James ha rovinato i piani di Walton, capace di adattare la rotazione alle esigenze del momento. Nessun timore anche a rinunciare a Lonzo Ball nei momenti decisivi per puntare sull’esperienza di Rajon Rondo, in grado di assumere le vesti di leader in campo del #23 nel momento più difficile della partita, un parziale di 11-0 che aveva riportato gli Warriors a stretto contatto.

Sconfitto: Ben Simmons (e le spaziature dei Philadelphia 76ers)

11 punti, 14 rimbalzi e 8 assistenze. Una stat line che presa da sola racconta un’altra storia. Ben Simmons è un esemplare unico, anche in un’epoca che vede tanti giocatori atipici. L’assoluta mancanza di un tiro in sospensione condiziona e molto le scelte e le possibilità offensive dei Sixers, nel bene e nel male. La dimostrazione di quanto possono incidere sull’andamento di una gara le sue mancanze al tiro si sono viste nell’overtime di ieri sera al Garden di Boston.

Gli ultimi decisivi possessi giocati non in transizione si sono trasformati in un 4 vs 5 dei Philadelphia 76ers, consentendo ai Celtics di portare dei raddoppi su Jimmy Butler o Joel Embiid, chiamati a costruirsi un tiro difficile con le spaziature soffocate dall’ingombrante presenza del compagno. Le sue lacune al tiro libero (3/7 ieri sera, 59.4% in stagione) lo lasciano anche esposto ad una possibile strategia di fallo sistematico, soprattutto da aprile in poi, quando ogni possesso inizierà a pesare di più. Ben Simmons e i Philadelphia 76ers dovranno presto fare i conti con i propri demoni.

Vincitori: il duello Irving-Butler e la danza in post di Joel Embiid

Chi ha guardato Boston-Philadelphia ha potuto godersi delle eccellenze assolute in diversi aspetti del gioco. Kyrie Irving possiede uno dei ball handling più raffinati dell’intera lega ed è uno degli scorer più temibili in situazioni di 1 vs 1. Ieri sera il duello tra lui e Jimmy Butler, uno dei difensori perimetrali migliori della NBA, è stato uno spettacolo per gli occhi. A vincere il duello è stata la clamorosa capacità di essere decisivo nel clutch dell’ex Cleveland Cavaliers.

Sull’altro lato del campo, invece, Joel Embiid ha messo in mostra tutto l’arsenale a propria disposizione in situazioni di post up e non solo. Quello che lascia sempre stupiti è il fatto che una coordinazione e una leggerezza di tocco del genere siano impiantati in un corpo di 213 centimetri per 113 chili.

Vincitori: James Harden (e Austin Rivers)

 41 punti, 7 rimbalzi, 6 assist, la sensazione di essere tornato onnipotente e sette vittorie nelle ultime otto partite, di cui sei contro dirette concorrenti per un posto ai playoff (Trail Blazers, Lakers, Grizzlies, Jazz, Spurs e Thunder). Serve altro per dichiarare come vincitore della serata James Harden?

P.s. Un piccolo ringraziamento i Rockets lo devono fare ad Austin Rivers, accalappiato da Morey tra i free agent dopo il taglio dei Phoenix Suns. Ieri sera due canestri pesanti in momenti decisivi per sigillare il risultato.

Sconfitto: il Modà Center di Portland quando passano i mormoni

Dopo che i Jazz avevano imposto ai Trail Blazers la peggior sconfitta casalinga dal 2004 ad oggi solamente quattro giorni fa (-30), il pubblico dei Blazers si aspettava una reazione d’orgoglio a Natale, una vendetta sui Jazz. Niente da fare, i mormoni passeggiano ancora a Portland (21 punti il divario finale) ritrovando la difesa granitica su cui hanno costruito i loro successi nella scorsa stagione.

Protagonista un Rudy Gobert versione respingi tutto (7 stoppate) ma in grado di dare una mano anche sulla metà campo offensiva (18 punti e 14 rimbalzi per lui, di cui 4 offensivi). Gli Utah Jazz ora sono a due partite di distanza dall’ottavo posto, l’ultimo utile per accedere ai playoff.

Sconfitto: #NBATwitter e Giannis Antetokounmpo

Era il 2 dicembre quando Mario Hezonja chiudeva un contropiede con una schiacciata, eludendo il ritorno disperato di Giannis Antetokounmpo. Preso dall’entusiasmo, Hezonja si era concesso di imitare lo storico step over di Allen Iverson su un Giannis rimasto un attimo a terra. Il greco non la aveva presa benissimo.

“I’m going to punch him in his nuts next time” –> 25 dicembre segnato con un cerchio rosso sul calendario dell’#NBATwitter

Ieri sera coach David Fizdale, forse per evitare spargimento di sangue a Natale, ha deciso di non far mai entrare in campo Hezonja, per la delusione di tutto il pubblico social. Il croato si può considerare come il vero vincitore di questo NBA Christmas Day?

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