Pillola rossa: Tre possibili trade per Bradley Beal

I Washington Wizards hanno schiacciato il grande pulsante rosse presente in ogni front office che si rispetti. Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, i risultati sconfortanti delle prime uscite stagionali hanno convinto i vertici della franchigia ad ascoltare offerte per qualsiasi giocatore a roster. Considerato il rapporto qualità/prezzo dei contratti delle tre stelle John Wall, Bradley Beal e Otto Porter Jr., il pezzo pregiato sul mercato è sicuramente il prodotto di Florida. Il numero #3 è sotto contratto con i maghi della capitale fino al termine della stagione 2020/2021, con un salario che aumenterà progressivamente dai 25 milioni e spicci della regular season in corso ai 28 milioni dell’ultimo anno. Ecco tre possibili offerte che nei prossimi giorni potrebbero essere recapitate nella casella di posta del  general manager dei Wizards Ernie Grunfeld:

Brooklyn Nets: una stella a New York

I Nets sembrano essere la franchigia che più facilmente potrebbe comporre un pacchetto che soddisfi le esigenze di Washington, qualunque esse siano. Brooklyn, che ha finalmente concluso di pagare le conseguenze della trade Pierce-Garnett, possiede essenzialmente tutto quello che Washington potrebbe volere per il più ricco dei suoi asset: contratti onerosi in scadenza per regalare respiro ad un salary cap intasato, spazio salariale per assorbire contratti scomodi, giocatori giovani e sviluppabili ancora da rinnovare, scelte ai prossimi draft.

trade beal nets
Questo pacchetto di giocatori, accompagnato dalla prima scelta 2019 dei Denver Nuggets e la seconda scelta 2021 dei Phoenix Suns potrebbe regalare alla Grande Mela una nuova stella.

Dal punto di vista di Washington Rondae Hollis-Jefferson e la prima scelta dei Nuggets sarebbero i pezzi centrali di questa trade. Rondae sarebbe quel giocatore con il potenziale ancora sviluppabile a cui scade il contratto da rookie alla fine della stagione. RHJ diventerà un restricted free agent e potrebbe diventare un pezzo importante in un’eventuale ricostruzione nella Capitale. I Wizards si ritroverebbero con una scelta sicura in lotteria (la propria) e una che, vista la competizione selvaggia ad Ovest, potrebbe ricadere anch’essa tra le prime 20.

Per liberarsi del contrattone di Mahinmi, i Wizards dovrebbero accontentarsi di assorbire il contratto di Crabbe, in possesso di una player option da 18 milioni e mezzo. L’ex Blazers, pur essendo strapagato, potrebbe rivelarsi vagamente utile per aprire il campo, essendo un tiratore dal 39% da tre in carriera – anche se in netto calo nella stagione in corso (33%) – ed entrando in contract year.

Il gm dei Brooklyn Nets, Sean Marks, potrebbe pensare di iniziare a cambiare politica salariale vista l’occasione presentatasi. La flessibilità salariale – ottenuta grazie alle numerose scelte poi rivelatesi corrette nel corso degli anni di ricostruzione – inizierebbe ad essere utilizzata per prendersi i due anni rimanenti di contratto da 16 milioni netti di Mahinmi. La ricompensa, però, sarebbe estremamente dolce. Finalmente i Nets uscirebbero da quella fase di ricostruzione che sembra non poter finire mai, puntando i playoff già dalla stagione in corso. Senza contare che si garantirebbe un All Star ancora giovane e dal margine ancora inesplorato, da utilizzare insieme a Caris LeVert, Jarrett Allen, il talento di coach Atkinson e il mercato garantito da New York per andare forte sul prossimo mercato dei free ageent.

Houston Rockets: scared money make none

Davvero qualcuno si aspetta che Morey non faccia un tentativo concreto per portarsi a casa quella terza stella che cerca dalla maledetta gara-7 contro Golden State? Scaricato Carmelo Anthony dopo un solo mese di esperimento, Houston continua a cercare un modo per affiancare a James Harden e Chris Paul un terzo elemento in grado di aumentare le proprie chance di titolo. Il tentativo per Butler è andato a vuoto, con il #23 finito a Philadelphia a fare compagnia ai rampanti Ben Simmons e Joel Embiid. Nulla ci vieta di pensare che Morey, da sempre abituato a pensare a vincere nell’immediato più che a pianificare il futuro, stia già progettando un assalto alla diligenza Wizards.

trade beal rockets
Aggiungete un numero a piacimento di prime scelte che da Houston volano in direzione della Capitale. Io ne ipotizzerei tre: 2019, 2021, 2023.

I contratti di Knight e Chriss aiuterebbero Washington ad ammorbidire il monte salari dell’anno prossimo. Rispetto alla trade con i Nets, i Wizards non riuscirebbero a liberarsi della zavorra Mahinmi ma i Rockets non potrebbero mai accettare uno scambio che coinvolga il lungo francese. L’idea sarebbe allora ricostruire in maniera seria e a tappe, attorno a quelle tre prime scelte dei Rockets da far fruttare al meglio. La prima scelta 2019 sarebbe sicuramente in bassa lottery ma già dal 2021 la situazione potrebbe essere differente, visto che si sussurra la possibilità di aprire le porte della NBA anche ai ragazzi in uscita dall’high school. Il valore delle scelte 2021 e 2023 sarebbe strettamente legata al futuro a medio termine della franchigia texana: quale sarà la condizione fisica di CP3 all’alba dei 36 anni? Beal rinnoverebbe tra tre anni? Il fit tecnico tra Beal, Paul e Harden potrebbe veramente funzionare? Quella dei Wizards sarebbe una mezza scommessa contro la durata del core dei Rockets.

Eric Gordon, invece, sarebbe utilizzabile in due differenti modi. Nel caso in cui i Wizards decidessero di non buttare giù il palazzo sarebbe un ottimo giocatore di complemento meno desideroso di possessi di Beal. Se l’obiettivo fosse la ricostruzione totale, un contratto da 13 milioni e mezzo annuale per un giocatore così importante lo renderebbero un’esca golosa per eventuali contender alla ricerca dell’ultimo tassello, con la possibilità per Washington di ricavarci un’ulteriore prima scelta o qualche giovane interessante da cui ripartire.

Lato Houston Rockets il punto di domanda maggiore sarebbe rappresentato dalla possibilità di far convivere tre trattatori di palla del livello di Beal, Harden e Paul nello stesso quintetto. Una questione molto affascinante che aprirebbe mille possibilità a D’Antoni: costruire una rotazione in modo tale da avere sempre in campo due dei tre, fare partire Beal dalla panchina in qualità di super sesto uomo, immaginare un quintetto extra-small con Tucker da 5 e Ennis da 4 in occasioni particolari. Una marea di ipotesi che non penso compaiano nemmeno nella testa di un gm come Daryl Morey: accumulare talento non sarà mai un problema. Ad assemblarlo nel modo migliore ci si penserà poi.

Phoenix Suns: dare una svolta

La terza ed ultima squadra che ho immaginato avere la voglia di investire su Beal sono i Phoenis Suns. Assemblare un pacchetto convincente, però, è più difficile di quanto si possa pensare. Vista l’impressione data in estate di voler accelerare il processo di costruzione – anche se il gm Ryan McDonough è stato cacciato a nove giorni dall’inizio della regualr season, dopo aver preso tutte le decisioni più importanti della storia recente della franchigia (sic) – mi sono immaginato una possibile trade per ottenere una stella affermata ma ancora giovane, in linea con il processo evolutivo del roster.

trade beal suns
Difficile immaginare che i Suns possano pensare di inserire delle scelte proprie, vista l’incertezza della propria posizione nei prossimi anni. Possibile che venga aggiunta la prima scelta di Milwuakee, protetta 1-3 e 17-30 per il 2109 e 1-7 nel 2020.

Non è servita la firma di Ariza per regalare esperienza al gruppo, non è bastata la prima scelta al draft e il conseguente arrivo di Ayton, non è bastato il primo head coach europeo di sempre di Igor Kokoškov. I Phoenix Suns sono ancora lontani dall’essere competitivi ma, a preoccupare maggiormente, sono gli scarsi progressi collettivi. Devin Booker continua a rimanere l’unica certezza del gruppo, insieme ad un T.J. Warren che non si è seduto sugli allori dopo aver firmato il contratto. Rinunciare a lui per ottenere un giocatore di livello superiore non pare un’idea troppo malvagia, soprattutto se fosse possibile risolvere quello che si sta trasformando in un problema come Josh Jackson.

Dal punto di vista del materiale umano, questo pacchetto potrebbe essere il migliore per una franchigia come i Wizards che ha deciso di voltare pagina e ha voglia di investire su un core da far evolvere.

T.J. Warren è inchiodato in un quadriennale che non sfora i 12 milioni all’anno, un pluriennale molto conveniente nel rapporto qualità prezzo vista la giovane età (classe 1993). Josh Jackson è quel prospetto da sviluppare che a Phoenix non sta trovando una sua dimensione. La terza scelta assoluta del draft 2017 fatica tremendamente a trovare continuità, soprattutto contro i primi quintetti avversari. La differenza di rendimento tra quando parte in panchina (-13.7 di net rating) e quando è nello starting five (-28.7 di net rating) è evidente, anche se i numeri gli danno contro in entrambi i casi. Le potenzialità che lo hanno portato ad essere selezionato così in alto solamente 18 mesi fa sono ancora presenti ma non riescono ad essere espresse nel deserto dell’Arizona. Se la dirigenza dei Wizards fosse intrigata dall’ex Kansas, i due front office potrebbero trovare una quadra che accontenti tutti.

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