Pillola rossa: Mo Bamba è un diamante grezzo

Mo Bamba è uno dei rookie più interessanti entrati in NBA nel draft 2018. I motivi per cui gli Orlando Magic hanno deciso di spendere la sesta scelta assoluta per il prodotto dei Texas Longhorns sono evidenti: un ventenne di 213 centimetri dalle braccia infinite. La wingspan di 2 metri e 39 è la più lunga dell’intera lega, 3 centimetri in più di Rudy Gobert, fresco vincitore del premio di miglior difensore dell’anno. Un’apertura alare del genere non poteva passare inosservata in questo periodo storico, anche all’interno di una classe draft ricca da questo punto di vista: 227 cm DeAndre Ayton (prima scelta assoluta); 215 cm Marvin Bagley III (seconda scelta assoluta);  224 cm Jaren Jackson Jr. (quarta scelta assoluta). L’evoluzione del gioco sta spingendo gli scout NBA a concentrarsi su prospetti in grado di cambiare difensivamente, adattandosi a marcare all’interno della partita la più disparata tipologia di avversari. Mo Bamba risponde perfettamente all’identikit del lungo ideale nel 2018: un impianto fisico molto leggero in relazione alle dimensioni (93 kg in uscita dal college) accoppiato ad una capacità di muovere i piedi abbastanza velocemente per tenere gli avversari all’ombra della sua imponente apertura alare e in grado di aprire il campo. Questo era il profilo di Bamba in al termine della scorsa stagione di NCAA. Un ritratto che lo ha proiettato tra le prime scelte della nidiata di rookie e ha ingigantito l’hype attorno al nativo di New York. L’impatto con la NBA, però, si sta rivelando più complicato del previsto.

“Welcome to the f*****g NBA Mo”

Nessuna frase sarebbe più adatta per descrivere l’ingresso tra il basket dei grandi di Bamba di quella che Joel Embiid, centro dei Philadelphia 76ers, gli ha dedicato via twitter dopo il primo incontro ravvicinato in preseason. Fisicamente Mo è un bambino tra gli uomini: la stazza non è ancora sufficiente per poter resistere ai contatti con i lunghi che frequentano la più grande lega americana. Un esempio? Un possesso difensivo in post proprio con il camerunese dei 76ers.

Accortosi dell’accoppiamento con il rookie, Embiid – uno dei giocatori più dominanti dell’intera NBA e che sta giocando una stagione da MVP – viene isolato in post dai compagni, che gli lasciano un quarto di campo per far valere il mismatch. In 7 secondi il lungo di Philadelphia arriva sotto il ferro con la sola forza fisica, spostando a spallate il #5 dei Magic. Sfruttando il piede perno mancino Embiid si gira e va in sottomano, infischiandosene delle braccia infinite dell’avversario. Bamba è semplicemente impotente e paga l’inesperienza con una posizione delle braccia non perfettamente verticale.  Fallo fischiato e Bamba che saltella per la frustrazione.

Questo è semplicemente un esempio di quanto sia ancora da costruire il fisico di Bamba. La scorsa estate il prodotto di Texas ha trascorso il tempo tra palestra e una dieta folle. Come ha raccontato lo scorso maggio John Gonzalez di The Ringer, Bamba ha sempre lavorato con una dieta che gli regalava 6/7.000 calorie, un deficit che ha impedito al rookie di svilupparsi muscolarmente quanto dovuto. Finito sotto le cure di un nutrizionista in vista del suo debutto in NBA, Mo è stato sottoposto ad un regime alimentare completamente diverso: cinque shaker di proteine al giorno, pasti a base di carboidrati e uova, spuntini consumati in macchina nei viaggi da una palestra all’altra. Quasi 10 ore di lavoro intervallate da pasti continui che hanno dato già i primi frutti. Alla prima pesa ufficiale da professionista Bamba è arrivato a 103 kg, un aumento di circa 10 chili di soli muscoli nell’arco di quattro mesi di lavoro. Il fatto che sia ancora sottodimensionato rispetto al resto dei colleghi fa capire quanto sia grande il salto tra il basket scolastico e il piano di sopra.

 

 

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Evoluzione

L’inadeguatezza fisica si è tradotta in un inizio horror dal punto di vista difensivo: 109 punti concessi ogni 100 possessi difensivi, solamente 93 realizzati ogni 100 possessi offensivi. Quello che manca a Bamba è anche la continuità, legata strettamente al lungo avversario con cui viene accoppiato di partita in partita. Nelle nove sconfitte dei Magic, Mo ha avuto un net rating – il differenziale tra i punti prodotti e quelli concessi ogni 100 possessi – di -36.7 nei 18 minuti giocati. Nelle nove vittorie della franchigia della Florida il net rating di Bamba è positivo (+4.8) e a colpire è il defensive rating, tenuto a 100.8. Lampi di quello che potrebbe diventare in un futuro prossimo.

Gambe piegate, scivolamento per contenere la penetrazione e tempismo perfetto di salto. In questo caso sembra lui l’uomo tra i bambini

Tutto sommato Mo Bamba ha già una percentuale concessa migliore della media nella lega. I 4.9 tentativi che si trova costretto a meno di 5 piedi dal ferro finiscono nel canestro il 56.2% delle volte, il 5% in meno di quanto accade di media nel resto della NBA. Nelle difese al ferro è uno dei migliori tra i rookie classificati come centri che hanno giocato almeno 10 partite: in 3.7 tiri difesi a serata concede il 63.5%, meglio di Ayton (68.1%), Mitchell Robinson (73.0%) e Harry Giles III (76.7%). Con 1.4 stoppate per partita è il quarto migliore tra i rookie in questa particolare classifica. Proiettati su 36 minuti di utilizzo, Bamba farebbe registrare 2.9 stoppate per partite, secondo solo a Mitchell Robinson tra i giocatori al primo anno in NBA. Il pitturato è senza dubbio la confort zone del classe 1998 ma anche allontanandosi sul perimetro riesce a farsi rispettare, concedendo solo lo 0.4% in più della media  (36.4% contro 36%) dalla linea dei 3 punti grazie alla agilità con cui riesce a muovere i piedi.

Meraviglia in costruzione

Anche sull’altro lato del campo Bamba è molto lontano dall’essere un prodotto finito, ma possiede qualità rare che lo rendono un prospetto unico. La meccanica e la fluidità del suo jumper sono di ottima fattura e permettono a coach Clifford di utilizzarlo per spaziare il campo. Il 25% di realizzazione da 3 punti su 1.8 tentativi a partita racconta di una continuità tutta da trovare ma è la fiducia con cui Bamba si prende i tiri a non renderlo un giocatore completamente battezzabile.

Come si nota nella Gif qui sopra la lettura del pick&roll è già di buon livello. Notando il mancato cambio difensivo e il contenimento di Olynyk si allarga sul perimetro in attesa dello scarico
In questa situazione al Madison Square Garden è lui ad uscire da un blocco sotto canestro per andare a ricevere il passaggio all’altezza della lunetta del tiro libero. La finta di handoff e l’indecisione di Kanter gli regalano un comodo tiro dal mid-range, una situazione da cui sta tirando con il 50%

Detto che il campione statistico è ancora limitato per trarre conclusioni definitive, è l’altezza a cui viene rilasciato il pallone a rendere Bamba tremendamente interessante. Il mix di meccanica di tiro e punto di rilascio rischiano di renderlo un unicum anche all’interno di un panorama variegato come la NBA. Da segnalare anche la capacità di mettere il pallone per terra e partire in palleggio in caso di estrema necessità.

Olynyk accorcia molto per evitare di prendersi un jumper in faccia e Mo lo batte in palleggio per un comodo layup

A meno di 8 piedi dal ferro è già uno dei giocatori più efficaci della lega, con il 69.2% dei tentativi che finiscono dentro il canestro. Quello che manca nel suo gioco è la capacità di resistere ai contatti per crearsi un gioco in post efficace. Già al college esplorava poco le situazioni di post up, riducendo ancora di più il numero approdando in NBA (0.6 tentativi a serata, realizzati con il 22%). Tra i lunghi selezionati nella parte alta dello scorso draft, Bamba è l’unico che non ha un gioco in post credibile. Un difetto che è difficile immaginare che sparisca del tutto.

Dopo 18 partite in NBA, Mo Bamba rimane un prodotto grezzo ma le potenzialità sono così visibili che sembra impossibile non riesca a trasformarsi in un diamante nell’arco della carriera. Il processo di crescita è appena iniziato.

 

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